IPO di OpenAI e Anthropic: cosa cambia davvero (e perché Microsoft è nervosa)
OpenAI e Anthropic hanno depositato l'S-1 per la borsa a giugno 2026. Valutazioni, il precedente SpaceX, la tensione con Microsoft e cosa significa per chi usa l'AI in azienda.

Nel giro di una settimana, a inizio giugno, le due aziende AI più importanti al mondo hanno fatto la stessa mossa. Anthropic ha depositato il suo S-1 riservato alla SEC il 1° giugno. OpenAI ha fatto lo stesso il giorno 8. L'S-1 è il modulo che un'azienda americana presenta quando vuole quotarsi: non è ancora la borsa, ma è il passo che annuncia che ci si sta andando sul serio.
Detta in modo brutale: le due società che oggi decidono quanto costa parlare con un modello AI stanno per diventare pubbliche. Con un bilancio leggibile da tutti, azionisti da accontentare ogni tre mesi, e una pressione sui ricavi che fino a ieri non avevano. Vale la pena capire cosa cambia, perché tocca anche chi usa ChatGPT o Claude per lavorare, non solo chi gioca in borsa.
Due domande di quotazione nello stesso mese
La cosa più interessante non è che si quotino. Era nell'aria da un anno. La cosa interessante è il sorpasso. A fine maggio Anthropic ha chiuso un round da 65 miliardi di dollari che l'ha portata a una valutazione di 965 miliardi, scavalcando per la prima volta OpenAI nel valore di mercato privato. Per anni OpenAI è stata "quella avanti". Adesso, almeno sul cartellino del prezzo, non è più così scontato.
OpenAI dal canto suo resta una macchina da ricavi impressionante: a fine febbraio il giro d'affari annualizzato aveva superato i 25 miliardi di dollari. Nessuna delle due, però, fa utili. Bruciano cassa a una velocità che solo una quotazione, o round sempre più grandi, può sostenere. Ed è qui il vero motivo dell'IPO: non gloria, ma carburante. Servono soldi freschi per pagare i data center, le GPU, gli stipendi dei ricercatori. La borsa è il rubinetto più grande che esista.
Il precedente SpaceX, raccontato per bene
Qui serve una correzione, perché in giro si legge spesso che "OpenAI fa come SpaceX che si è quotata". SpaceX in borsa non c'è ancora. Anche lei sta puntando a un'IPO nel 2026, su valutazioni tra i mille e i millecinquecento miliardi di dollari, con una raccolta che potrebbe sfiorare i 30 miliardi. Ad aprile 2026 le sue azioni sul mercato secondario valevano già più di mille miliardi in totale. Nel frattempo SpaceX si è messa a vendere capacità di calcolo ai giganti del cloud, come abbiamo raccontato a proposito del deal da 30 miliardi con Google.
Il precedente, allora, non è una quotazione già avvenuta. È un modello di comportamento. SpaceX ha mostrato che un'azienda privata può restare fuori dalla borsa per anni, crescere fino a valere più di mille miliardi, far cassa con vendite di azioni riservate ai dipendenti e ai fondi, e quotarsi solo quando le conviene davvero. OpenAI e Anthropic stanno copiando quel copione: prima diventi enorme nel privato, poi apri al pubblico già da gigante. È il contrario di vent'anni fa, quando in borsa ci andavi per diventare grande.
Prima diventi enorme nel privato. Poi apri al pubblico. È il contrario di vent'anni fa, quando in borsa ci andavi per crescere.
Microsoft: il socio che ha guadagnato 17 volte e adesso trema
Veniamo al motivo per cui Microsoft, secondo le cronache, sta sudando. Tra il 2019 e il 2023 ha investito in OpenAI circa 13 miliardi di dollari. Dopo la ristrutturazione societaria, la sua quota vale poco meno del 27%. Sulla valutazione attuale fa più di 220 miliardi di dollari: un ritorno di quasi diciotto volte il capitale messo. In più, per accordo, incassa il 20% dei ricavi di OpenAI. Sulla carta è uno degli investimenti più redditizi della storia recente del tech.
E allora perché dovrebbe essere nervosa? Per lo stesso motivo per cui chi ha vinto tanto ha paura del tavolo. Una quotazione cambia le regole della partnership. Finché OpenAI è privata, l'accordo con Microsoft, fatto di esclusiva su Azure come cloud e di diritti vari, resta una questione tra due parti. Quando arrivano gli azionisti pubblici, ogni clausola che limita OpenAI a favore di Microsoft diventa una cosa da spiegare al mercato, e potenzialmente da rinegoziare.
I punti di attrito sono già emersi. L'esclusiva di Azure è il più caldo: OpenAI vuole comprare capacità di calcolo da chiunque, anche dai concorrenti di Microsoft, e si parla di accordi enormi con altri fornitori. Microsoft avrebbe persino valutato vie legali su un'intesa da decine di miliardi tra OpenAI e un cloud rivale. Tradotto: il partner che ha finanziato la festa rischia di non controllarla più. Quotarsi vuol dire, per OpenAI, smarcarsi un po' da chi l'ha tenuta in vita.
USA contro Cina: perché queste IPO sono anche politica
C'è un livello che riguarda gli Stati e non solo i bilanci. Gli Stati Uniti vogliono che i loro campioni dell'AI siano grossi, capitalizzati e capaci di reggere una corsa al calcolo che costa cifre senza precedente recente. La Cina, con i suoi modelli a basso costo, ha dimostrato nel 2025 che si può competere spendendo molto meno. La risposta americana è semplice nella logica: dare alle proprie aziende accesso al mercato dei capitali più profondo del mondo, la borsa, così possono raccogliere decine di miliardi e continuare a costruire data center.
Quotarsi, in questa lettura, non è solo un evento finanziario. È una mossa nella partita su chi controllerà l'infrastruttura AI del prossimo decennio. Per questo il 2026 potrebbe essere ricordato come l'anno in cui l'intelligenza artificiale è diventata, oltre che una tecnologia, una classe di investimento alla portata di chiunque abbia un conto titoli. Con tutto quello che comporta: anche le bolle, di solito, nascono così.
Cosa cambia per un'azienda italiana
Qui sta il punto che conta per chi legge questa rivista. Se hai un'azienda e usi ChatGPT, Claude o le loro API, l'IPO di chi te li vende ti tocca in tre modi concreti.
Il primo effetto è sul prezzo. Finché queste aziende erano private e gonfie di capitali di rischio, potevano permettersi di vendere l'AI quasi sottocosto per conquistare quote di mercato. Da quotate, con il fiato degli investitori sul collo, la logica si sposta verso "fare margine". Chi sta dimensionando un progetto AI farebbe bene a non scommettere sul prezzo per token in continua discesa. Su come ragionare di costi reali e ritorno dell'investimento in una PMI abbiamo dedicato spazio nella guida su come implementare l'AI in una PMI italiana.
Il secondo effetto è la trasparenza, e questa è una buona notizia. Per quotarsi devi pubblicare i conti. Per la prima volta potrai leggere quanto fattura davvero OpenAI, quanto perde, da cosa dipende. Se la tua azienda sta costruendo qualcosa di importante sopra un fornitore AI, poter guardare il suo bilancio prima di legarti a lui per anni è un vantaggio di due diligence che fino a ieri non avevi.
Il terzo effetto è la lezione di Microsoft: non legare il destino della tua azienda a un solo fornitore. Se persino il socio che ha messo 13 miliardi rischia di vedere cambiare le carte in tavola, figuriamoci un cliente qualsiasi. Tenere il proprio stack capace di passare da un modello all'altro, senza riscrivere tutto, è una polizza assicurativa. Su quale modello scegliere oggi, e con quali criteri oltre al prezzo, resta utile il nostro confronto tra GPT, Claude e Gemini. E se vuoi mappare le dipendenze reali della tua azienda prima di firmare contratti pluriennali, vale la pena passare da una consulenza IT specializzata che lo faccia con metodo.
E le azioni, allora? Le compreresti?
La domanda gira parecchio: conviene comprare azioni OpenAI o Anthropic all'IPO? Qui non do consigli finanziari, e nessuno serio dovrebbe darne in un articolo. Però una cosa si può dire. Quotarsi a valutazioni da mille miliardi senza fare un euro di utile significa che il mercato sta comprando una promessa, non un bilancio. Può andare benissimo, come è andata per altri colossi tech. Può anche andare come tante storie di hype che conosciamo. La differenza la fa chi entra capendo cosa compra, non chi entra perché "è l'AI e l'AI sale sempre".
Per un imprenditore o un manager, la partita più redditizia probabilmente non è in borsa. È usare bene questi strumenti dentro la propria azienda, adesso, mentre costano ancora poco. Il rendimento di un'automazione che ti libera due giornate a settimana batte, su orizzonti realistici, la scommessa su un titolo che non sai dove andrà.
Le IPO di OpenAI e Anthropic segnano il momento in cui l'AI smette di essere solo una tecnologia e diventa anche un pezzo di Wall Street. Per chi guarda da fuori è uno spettacolo. Per chi la usa in azienda è un promemoria: il treno passa ora, e il biglietto più caro lo paga chi aspetta che il prezzo gli torni comodo.
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Consulente IT & AI per PMI italiane · Prato
Founder di Unicorn Digital. Consulente IT e AI per PMI italiane, basato a Prato. Scrive di intelligenza artificiale applicata alle imprese dal 2015.
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